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Agricoltura

Drupacee

Le differenti esigenze tecniche collegate alle diverse tipologie di drupacee richiedono una risposta chiara e precisa in ogni circostanza.

Una gamma completa di soluzioni al servizio della redditività di chi coltiva drupacee

Grazie a un’esperienza pluriennale nel settore frutticolo, BASF supporta i produttori nel loro percorso tecnico in ogni area geografica italiana, offrendo programmi di difesa specifici ed evoluti, funzionali alle più moderne pratiche di difesa integrata.

Una difesa che guarda lontano

La difesa delle drupacee inizia con la fioritura e continua sui banconi dei supermercati.

Malattie come la Monilia vanno controllate fin dalla primavera e condizionate per minimizzarne i danni anche nel post-raccolta.

La Cladosporiosi, patologia in progressiva espansione, richiede invece nuovi approcci per il suo contenimento, mentre i fitofagi come Cydia e Anarsia rendono da sempre complicati i programmi di difesa.

L’offerta BASF per le drupacee permette di gestirne le avversità in modo sicuro e razionale, sia in campo, che oltre.

Scopri di più nella sezione Avversità

Oltre la difesa in campo

Le malattie in post-raccolta

Il raccolto è esposto a patogeni in grado di danneggiare i frutti e aumentarne gli scarti anche nella fase di conservazione.

La sperimentazione in campo ha evidenziato come le drupe trattate con F500, una delle due sostanze attive di contentlink target missing [contentStore:product, fsId:11968], siano rimaste protette di più e più a lungo durante la fase di frigoconservazione.

Un vantaggio che da solo può rappresentare il successo di un raccolto, massimizzando la redditività dei produttori.

Le drupacee in Italia

Pesche, nettarine, albicocche, susine, ciliegie.

L’universo colturale delle drupacee è quanto di più variegato possa esserci per tipologia e localizzazione geografica.

Le produzioni nazionali complessive si attestano intorno alle 1.900.000 tonnellate, con una media per ettaro che supera i 150 quintali.

Pesco e nettarine rappresentano circa il 55% delle superfici coltivate.

Queste occupano circa 65.000 ettari con produzioni complessive di 1.400.000 tonnellate.

Albicocco, susino e ciliegio, invece, coprono rispettivamente superfici pari a 16.000, 10.000 e 29.000 ettari per un totale di 500.000 tonnellate prodotto finito. Differenze geografiche, varietà, competenza e professionalità, rappresentano la chiave per ottenere dei prodotti d’eccellenza e un Made in Italy di successo.

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