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Agricoltura

Botrite [Botrytis sp.]

Parti vegetative colpite, sintomatologia

Si tratta di una malattia che, per le sue caratteristiche, può colpire numerose colture orticole e la fragola oltre ad arboree ed erbacee. In questo focus dedicato alla fragola e alle colture orticole citiamo fra quelle più soggette a botrite pomodoro, lattuga, fagiolo e cucurbitacee. Molto sensibile a botrite risulta essere il pomodoro in serra: su foglie e fusti si evidenziano aree brune più o meno estese in funzione della pressione del patogeno; sui frutti si evidenziano anelli decolorati che persistono fino a maturità mentre, su quelli rossi, si denotano prima macchie decolorate superficiali e/o profonde e, a partire dal peduncolo, partono i marciumi molli con la tipica efflorescenza superficiale grigia; se i tessuti erbacei del colletto e delle foglie cotiledonari vengono colpiti da botrite anche le piante in vivaio possono imbrunire e, in casi gravi, si può determinare anche la morte delle piantine. La lattuga è soggetta ad attacchi di botrite sia su piante giovani (con lesioni dei fusti e morte della pianta) che adulte (imbrunimenti e marciumi al colletto con successivo deperimento del cespo e/o marcescenza delle foglie con tipica formazione di efflorescenza grigiastra). La botrite attacca anche le foglie di fagiolo (che presenta macchie rotonde e brune con successiva muffa) e/o i baccelli (su cui si evidenziano marciumi apicali e poi la classica efflorescenza). Nel caso delle cucurbitacee ad essere colpiti sono quasi sempre i frutti (sia in campo che in post raccolta) con aree ricoperte da muffa nella parte distale e profondi imbrunimenti e marciumi.

Uno spazio a se merita la fragola. Nel caso delle foglie, generalmente poco attaccate, possiamo ritrovare macchie necrotiche a testimoniare l’attacco della botrite. I frutti, invece, sono attaccati, sia quando sono verdi che quando maturano: si notano inizialmente macchie brunastre che, all’apice del loro sviluppo, presentano la classica efflorescenza grigia. Sui fiori si notano disseccamenti più o meno estesi o possono ospitare il fungo per i successivi attacchi al momento delle condizioni favorevoli allo stesso ed al suo sviluppo.

Aspetti biologici ed epidemiologici

Il fungo vive allo stato saprofitario e, in condizioni ottimali (elevata umidità superiore al 90% e bagnatura, optimum di temperatura di 20-25° C), predispone il suo attacco alle piante sensibili grazie alle sue varie forme di sopravvivenza. Il fungo penetra nei tessuti attraverso le lesioni di vario tipo. Il fungo si conserva come micelio (sui residui vegetali) o come sclerozio.

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